Strategia aziendale: i 4 segreti del ciclo che guida davvero l’impresa

 

Strategia aziendale: i 4 segreti del ciclo che guida davvero l’impresa

Perché la strategia aziendale non può essere statica

Molti imprenditori pensano che la strategia aziendale sia un piano da scrivere una volta e poi eseguire.

Un documento.
Una presentazione.
Un business plan.

Poi si torna a lavorare.

Il problema è che nel frattempo il sistema si muove.

I clienti cambiano comportamento.
Il mercato si sposta.
I costi salgono.
Le persone dentro l’azienda cambiano modo di lavorare.

Ma la strategia resta ferma.

Ed è qui che iniziano le prime crepe.

All’inizio sono quasi invisibili.

Un prodotto che vende un po’ meno.
Un prezzo che non regge più come prima.
Un margine che si assottiglia lentamente.

Nulla di drammatico.

Per questo spesso non ci si accorge di nulla.

Si continua a lavorare.

Si continua a produrre.

Si continua a pensare che il problema sia altrove: nel mercato, nei clienti, nei costi, nei collaboratori.

In realtà il punto è un altro.

La strategia non è stata aggiornata.

Non è stata rimessa in movimento.

Molti imprenditori pensano che la strategia sia una fase.

Qualcosa che si fa una volta ogni tanto.

Una riunione.
Un piano annuale.
Un momento di riflessione.

Poi si torna all’operatività.

Ma le aziende non funzionano così.

Le aziende sono sistemi dinamici.

E un sistema dinamico si governa solo con un processo continuo.

Questo principio è noto da decenni.

Lo aveva già formalizzato W. Edwards Deming con quello che è diventato uno dei modelli più utilizzati nella gestione delle organizzazioni:

il Ciclo PDCA.

Un ciclo semplice.

Quattro passaggi.

Osservare.
Decidere.
Agire.
Verificare.

Poi si ricomincia.

Sempre.

La strategia funziona esattamente così.

Si osserva cosa sta succedendo davvero nell’azienda.

Non cosa si sperava che succedesse.

Non cosa si era pianificato mesi prima.

Ma cosa stanno dicendo i numeri oggi.

Poi si prende una decisione.

Una decisione vera.

Questo significa scegliere cosa rafforzare, cosa cambiare e soprattutto cosa smettere di fare.

La strategia è fatta soprattutto di rinunce consapevoli.

La strategia aziendale non serve a prevedere il futuro, ma a governare l’azienda mentre il sistema cambia.

Poi arriva l’azione.

Si interviene sul sistema: prezzi, processi, ruoli, offerta.

E infine si guarda cosa succede dopo.

Se il sistema reagisce nel modo previsto, si consolida la scelta.

Se il sistema risponde diversamente, si corregge.

E il ciclo riparte.

Le aziende solide funzionano così.

Non aspettano la crisi per cambiare.

Correggono continuamente la traiettoria.

Il vero problema che vedo ogni giorno nelle imprese non è la mancanza di idee.

È la mancanza di ciclo.

Molte aziende osservano ma non decidono.

Altre decidono ma non agiscono.

Altre ancora agiscono ma non verificano davvero cosa è successo.

Quando uno di questi passaggi manca, il sistema perde equilibrio.

E quando l’equilibrio si rompe, succede sempre la stessa cosa:

l’azienda smette di guidare.

Inizia a reagire.

Taglia i costi quando ormai i margini sono già scesi.
Cambia i prezzi quando il mercato si è già spostato.
Interviene quando il problema è già diventato evidente.

La strategia serve esattamente a evitare questo.

Serve a governare il sistema prima che sia il sistema a governare l’azienda.

Perché le imprese raramente entrano in difficoltà per un errore improvviso.

Molto più spesso accade per una sequenza di piccoli segnali non letti, non interpretati e non corretti nel tempo.

Ed è lì che la strategia torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere stata:

non un piano da scrivere,

ma un ciclo da governare.

Elena Mengozzi — Commercialista strategica · HoReCa