La dipendenza dalla formazione sta colpendo sempre più imprenditori. Quando corsi e percorsi non generano ROI e diventano consumo.
C’è una figura che incontro sempre più spesso nel mio lavoro:
l’imprenditore in formazione permanente.
Non perché non sappia fare.
Non perché sia pigro.
Ma perché è entrato in un loop.
Un formatore → un altro formatore → un altro ancora.
Un corso → un percorso → un “livello successivo”.
Un investimento → uno più grande → uno “ancora più trasformativo”.
Il tutto condito da una narrazione pericolosa:
“Se non funziona, è perché non sei ancora pronto.”
E qui scatta il problema.
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La formazione come dipendenza elegante
Vengo dal mondo della formazione.
Ho studiato, mi sono formata, ho investito soldi veri.
So quanto può essere potente quando è fatta bene.
Ma so anche riconoscere quando la formazione smette di essere uno strumento
e diventa una dipendenza emotiva travestita da crescita.
Succede quando:
• la formazione personale viene confusa con quella aziendale
• il lavoro su di sé diventa infinito e mai “abbastanza”
• si cerca il formatore magico con la bacchetta magica
• il focus si sposta dal fare al sentirsi in cammino
E attenzione:
non è colpa del formatore.
È un corto circuito dell’imprenditore.
Il punto cieco: il ROI (che nessuno vuole misurare)
In azienda lo sappiamo tutti:
ogni investimento ha un ritorno atteso.
Macchinari.
Personale.
Pubblicità.
Consulenze.
Poi arriva la formazione e… puff.
La logica evapora.
Qui entra in gioco una frase che sento troppo spesso:
“Su me stesso non bado a spese.”
Nobile.
Ma economicamente suicida, se non governata.
Perché anche l’investimento su di sé deve produrre un ROI.
Altrimenti non è crescita: è consumo.
Il paradosso degli sconti (campanello d’allarme)
Altro punto che osservo spesso:
formazioni con listini altissimi…
che magicamente scendono del 30%, 40%, 50% in trattativa.
Domanda semplice, senza polemica:
se il valore reale è quello scontato,
perché il prezzo iniziale era il doppio?
E soprattutto:
una formazione davvero professionalizzante
ha bisogno di essere svenduta per convincere?
Spoiler: no.
Portiamo la formazione nel mondo reale (con i numeri)
Se vogliamo uscire dalla giungla dei formatori, serve una cosa sola:
razionalità imprenditoriale.
Un cambio di prospettiva, molto concreto.
La formazione è un costo aziendale, non un atto spirituale
Va messa a budget.
Come tutto il resto.
E va collegata a obiettivi misurabili:
• aumento di fatturato
• aumento di marginalità
• miglioramento organizzativo
• riduzione errori / turnover / inefficienze
Se non sai cosa deve cambiare dopo,
non stai investendo: stai sperando.
Il parametro non è “quanto fatturo”, ma “quanto deve rendere”
E qui ribaltiamo il ragionamento classico.
In pubblicità si dice:
“Investi una % del fatturato.”
Nella formazione io direi l’opposto:
Quanto deve aumentare il fatturato per giustificare questo costo?
Esempio semplice:
• Formazione: €10.000
• Margine medio azienda: 20%
• Incremento minimo di fatturato richiesto:
€50.000
Se il percorso non può realisticamente portarti lì,
non è una scelta strategica. È storytelling.
La tabella che nessuno fa (ma tutti dovrebbero)
Ogni imprenditore dovrebbe porsi queste domande prima di firmare:
• Quale competenza concreta acquisisco?
• In quale area aziendale la applico?
• In quanto tempo?
• Con quale effetto misurabile?
• Chi in azienda beneficia del cambiamento, oltre a me?
Se non riesci a scriverlo in una tabella,
probabilmente non è formazione aziendale.
È crescita personale (legittima, ma altra cosa).
La verità scomoda
La formazione non deve:
• salvarti
• guarirti
• darti un’identità
• sostituire le decisioni difficili
La formazione deve renderti più efficace.
E a un certo punto, se vuoi essere leader,
devi smettere di cercare chi ti trasforma
e iniziare a trasformare tu ciò che hai imparato in risultati.
Conclusione (senza morale)
In questa giungla di formatori,
forse all’imprenditore serve meno ispirazione
e più metodo.
Meno promesse.
Più numeri.
Meno bacchette magiche.
Più responsabilità decisionale.
Perché la vera crescita non è accumulare corsi.
È saper dire, a un certo punto:
“Adesso basta.
Ora applico.
E misuro.”